Devo dirvi la verità…la prova costume non è niente in confronto alla "prova onsen"

L’estate è arrivata, le spiagge si affollano, il caldo si fa sentire… se anche voi avete come unico cruccio la “prova costume” dopo aver letto il mio post vi darò un motivo in più per affrontare al meglio questo scoglio tanto temuto, non indugiate davanti allo specchio o sulla bilancia…indossate il vostro costume e andate al mare, niente sarà peggio di un invito alle onsen.
Quando sono partita per la mia esperienza giapponese, mi sono detta che avrei cercato di assaporare al meglio e tutto ciò che quell’avventura stava per offrirmi…mi ero data solo due veti, per me insormontabili assaggiare il fugu-pesce palla ( e non perché non mi sarebbe piaciuto ma, per l’elevato rischio di rimetterci le penne) e il nattou– soia fermentata (perché solo la vista mi stimola conati di vomito).
Arrivata in Giappone e conosciuta la mia famiglia Homestay mi sono rassicurata, non avrei temuto nessuna delle due cose, di contro ho fatto giri e giri sulle montagne russe più alte e più ripide del mondo pensando di vedere da un momento all’altro il mio cuore schizzare fuori dal mio corpo, ed io sono una che ama le montagne russe, ho mangiato le vongole con le bacchette, roba che la mia famiglia di origine voleva radiarmi dall’albero genealogico, ed ho rischiato l’amputazione delle gambe dopo un’intera cena in ginocchio al tavolino basso a mangiare e chiacchierare sempre con il sorriso sulle labbra.
Pensavo sul serio di averle provate tutte o quasi tutte, è vero non sono stata rapita dalla yakuza, non sono stata costretta a fare seppuku per aver mentito dicendo che non bevevo birra e si, sono andata in giro ad una festa di paese vestita con lo yukata e con le gheta di 4 numeri più piccoli rispetto il mio piede, in pratica il legno delle calzature mi si è conficcato ben bene nella pianta del piede e il mio tallone ha rastrellato la strada.
Ma, non divaghiamo. Una sera, rientrata in casa, stanca dal mio corso di giapponese per stranieri, la mia nippo-famiglia mi ha accolto con un sorriso “strano”,  mi ha detto di prepararmi che quella sera per me avevano una sorpresa da vera giapponese quale ero diventata ^_____^ io gongolavo, per il complimento sia chiaro, la sorpresa e che sorpresa!…mi è stata rivelata solo una volta in auto dopo il mio tanto insistere. Devo ammettere che da bravo toro quale sono, non amo tanto le sorprese: 1. che non mi danno la possibilità di replicare 2. che non mi danno la possibilità di organizzarmi 3. che mi danno sudori freddi.
Mentre la nippo-famiglia sciorinava una serie di frasi per convincermi che wow era proprio quello che mi ci voleva, che era l’esperienza che mi mancava etc etc, la mia mente era rimasta ferma alla parola ONSEN. Cioè quell’adorabile famigliola che avevo imparato a voler bene con il passare dei giorni, che mi aveva accolto tra le loro mura, che mi aveva dedicato tempo e parole mi stava portando a mia insaputa alle onsen.
Onsen= terme in cui ci si rilassa in completa nudità chiacchierando del più e del meno.
Il mio cuore già salvato a stento sulle montagne russe ha rischiato di fermarsi come le gocce di sudore che si sono rifiutate anche di cadere. Non potete credere come avrei voluto affrontare non una ma 1.000 prove costume, quel costume che come una dolce coperta di Linus mi avrebbe aiutato ad affrontare meglio la serata, tutti erano entusiasti tranne me.
I giapponesi considerano molto importante la “comunione in nudità” capace di abbattere le barriere…ma io parlavo come una giapponese, mangiavo come una giapponese ma volevo difendere con ancora un po’ di pudore il mio corpo occidentale.
Appurato che la tradizione di fare il bagno tutti nudi (uomini e donne intendo) era rimasta usanza sporadica di pochi centri rurali e che noi ci stavamo recando in una onsen cittadina seppur fuori mano, le gocce di sudore hanno continuato il loro percorso dalla fronte al mento mentre pensavo che “cavolo…non ho fatto la ceretta!”… altra ondata di imbarazzo…se me lo avessero detto almeno avrei afferrato al volo una lametta, la gocciolina si è cristallizzata del tutto quando ho dovuto dire davanti a tutti e in un giapponese un po’ instabile dato l’argomento, che per me sarebbe stata questione di imbarazzo immergermi nell’acqua senza aver dato un ritocco veloce al mio inguine…la mia nippo-mamma che per fortuna aveva la mia età mi ha tranquillizzata dicendo che se volevo per essere più tranquilla potevo acquistare lì una lametta ma di non crearmi nessun tipo di problema perché alle onsen nessuno sta lì a guardare il corpo di un altro.
Diciamo che quella lametta è stata un po’ la mia prova costume superata, un oggetto sicuramente superfluo data la situazione ma che mi ha fatto sentire più tranquilla, sono entrata negli spogliatoi e pensavo e speravo di provare imbarazzo ed invece non so neanche cosa mi ha preso, sono stata la prima a spogliarmi mi sono accomodata su un piccolo sgabellino e come vuole la tradizione mi sono lavata, ho sollevato i miei capelli a mo’ di pettinatura samurai e come una guerriera ho varcato la sala dove c’erano tutte le donne in vasca intente a chiacchierare e a godersi quella pace, neanche mi hanno degnato di uno sguardo, quasi volevo urlare “guardatemi, io non sono come voi, sono una straniera”.
In vasca con me avevo un piccolo (molto piccolo) asciugamano, che potevo usare per coprirmi le parti intime quando dalla vasca andavamo alla sauna o viceversa e da lasciare a bordo vasca una volta immersi, perché niente ma proprio niente deve contaminare l’acqua.
A posteriori posso dire che l’onsen è l’esperienza più bella che io possa aver fatto in Giappone, l’ho ripetuta più e più volte, in onsen all’aperto sotto il cadere delle foglie di acero, guardando il monte Fuji con la cima innevata e in un centro termale naturale, circondata dalla neve, in un week end con la mia amica giapponese, dove sono tornata a casa con un’ustione alle chiappe data la troppa acidità dell’acqua termale ma felice, felice come non lo sono stata mai. Cercando un unguento che potesse darmi sollievo mentre custodivo questi ricordi davvero unici nella mia mente.
Da allora non c’è prova costume che io tema…e se per quest’anno non l’ho superata ci riproverò l’estate prossima ;-D
Con questo post partecipo all’iniziativa Instamamme vuole anche te che invita i blogger a trattare il loro tema del mese; se sei un blogger e vuoi partecipare vai a leggere come fare: più siamo e più sarà divertente confrontarsi e scoprirsi a vicenda!

 

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12 pensieri su “Devo dirvi la verità…la prova costume non è niente in confronto alla "prova onsen"

  1. Penso che non siamo per niente abituati alla nudità in pubblico, proprio a causa del nostro retaggio occidentale/cristiano che la vede come un qualcosa di estremamente privato e al limite anche peccaminoso. Credo però che se si riesce a superare lo scoglio iniziale sia un'esperienza davvero liberatoria: non l'ho mai provata ma immagino che ci si senta così!

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  2. Oddio Simo, quanto tempo sei stata?
    E soprattutto… tu parli giapponese? no, vabbeh, ti amo.
    Ora che torno in Italia toccherà organizzare una serata sushi! ❤ 😉

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  3. Giovanna hai ragione in tutto e per tutto…ti assicuro che una volta lasciata a terra la zavorra è stata un'esperienza che ancora adesso mi capita di rimpiangere a distanza di tempo. Veramente liberatoria e poi in un contesto meraviglioso.

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  4. Si tesoro, sono laureata in Giapponese ( la mia prima laurea), sono stata in Giappone 6 mesi e quando sono tornata mi è dispiaciuto tantissimo. Lasciami partorire e poi sushi sia…praticamente mi inviti a nozze.

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