L’impermanenza dell’adulterio

È estate ed un bimbo trascorre le giornate al fiume, è durante una delle sue esplorazioni-gioco che trova una carta di identità senza fotografia, la carta d’identità di una certa Ilde.
A partire da questo ritrovamento, il marito di Ilde viene contattato dalla polizia, certo di aver visto qualche giorno prima nel portafoglio della moglie la carta d’identità, lo apre per sincerarsene e scopre che la carta d’identità appartiene ad un certo geometra di Vertemate.
Fingendosi uno spazzino incontra l’uomo e chiacchierando con lui scopre la connessione tra l’uomo e la moglie, la prospettiva di un lavoro futuro, specchietto per le allodole in cambio di sesso.
La scoperta ci mostrerà un marito quasi impassibile, un marito che scopre nuovi aspetti della propria moglie e la vita dell’uomo con il quale l’ha tradito.
La sua impassibilità quasi confonde, ci si aspetterebbe da un momento all’altro il colpo di scena mosso dalla gelosia ma nulla.
“Di Ilde ce n’è una sola” è un romanzo leggero, ideale lettura da ombrellone, ironico e semplice.
Non l’ho amato ma nemmeno mi è dispiaciuto, un po’ come l’effetto che mi fanno sempre i libri di Vitali.
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