君の名は。

 Qualcuno avrà sentito vociferare di un certo Makoto Shinkai (autore e regista di anime giapponesi) che in questi giorni ha fatto tanto parlare di sé in Italia, lasciando la proiezione del suo ultimo lavoro nei cinema solo per 3 giorni (23-24-25 gennaio). Nel momento in cui scrivo questo post é stato ritirato da tutti i cinema italiani.
Scelta bizzarra questa e che sicuramente fa parlare di lui ma, non molto di più di quanto non facciamo già i paragoni con il mostro sacro di Miyazaki.
Io sono la prima ad affermare non toccate Miyazaki, che con il suo Totoro mi ha letteralmente conquistato e convinta a vedere tutti gli altri.
A mio parere il confronto non c’è, Makoto Shinkai é stato con questa opera bravo a modo suo, bravo come solo chi si ispira ma non copia può essere.
Ammetto che Your name é stato il primo anime che ho visto di Makoto Shinkai (ma rimedierò presto, su Netflix pare ci sia Il giardino delle parole).
Your name mi é piaciuto, ed anche tanto. È stato un film che mi ha fatto ridere, mi ha scavato dentro e mi ha fatto commuovere.
Il tema dell’amore in questo anime sgorga prepotente nella cieca caparbietà di stare cercando qualcosa/qualcuno che é già dentro di noi, in quel sottile filo rosso intrecciato che nel suo 結び “Musubi” é tutto ciò che può essere: comunione, unione, tempo che scorre, interiorità.
Eppure la storia di questo anime é tra le più usate e abusate, lo scambio del corpo e il filo rosso del destino.
Niente di nuovo direte voi, ma nuovo é il modo in cui tutto ciò é stato raccontato, innanzitutto l’ambientazione é quanto più fedele alla realtà, se come me siete stati a Tokyo, riconoscerete stazioni della metropolitana, cartelloni pubblicitari ed edifici, il modo in cui é stato proposto ricorda piú una commedia che un’anime.
Non é un’anime per bambini ma é un’anime che ci permette di andare al cinema senza nasconderci dietro il: “ho visto Sing perché ci ho portato mia figlia” perché ammettiamolo, i cartoons piacciono a noi quanto a loro. 
Questo anime parla al cuore dei quindicenni e a quello degli adulti che ispessiti dalla corazza quindicenni sono rimasti dentro e dentro ci é rimasta l’emotività che con questo film non tarderà in più momenti a venire fuori. É difficile guardarlo dall’inizio alla fine senza asciugarsi le lacrime.

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