Emergenza cipolline 

Marta si sveglia alla luce del sole, si distende come un gatto e non riesce a trattenere una smorfia di dolore, si alza dal letto e inizia la conta dei danni, dapprima passando in rassegna il suo viso e il suo corpo, poi raccogliendo cocci e sistemando il resto della casa in subbuglio.

Ha un taglio sul labbro e uno zigomo violaceo, qualche livido sulle gambe, prova a sorridere pensava peggio, ieri sera Luca era davvero arrabbiato, si ritrova a perdonarlo ancora una volta, non doveva indossare quella gonna così corta per la cena con la sua famiglia, non é stato rispettoso da parte sua mostrare le gambe in presenza del fratello gemello Marco e del padre.

Prende una tazza in cucina e la riempie di caffè e latte, si guarda intorno, quando la cena é finita non é riuscita neanche a sparecchiare che Luca ha iniziato a litigare, ieri sera era convinta che non avesse nessun motivo per comportarsi così, oggi non é più dello stesso parere, ma ieri sera, complice il vino bianco gli ha tenuto testa e in Luca é montata la furia…stamattina é uscito per andare a lavoro lasciandole un bacio sui capelli come da rituale ben consolidato.

Spalanca la porta a vetri ed esce in terrazza, una terrazza che dà sul mare, dalla quale si riesce a sentire l’odore salmastro delle onde che si infrangono sugli scogli, vorrebbe scendere in spiaggia per la sua passeggiata mattutina ma, ha paura di incontrare qualche vicino. Sta pensando come nascondere quella macchia viola sullo zigomo, quando sente bussare con veemenza alla porta.

-“Ciao Marta, sono passato a vedere come stavi, ieri sera Luca era un po’ teso e mi sono preoccupato”- dice Marco tirando un sospiro di sollievo, vedendola un po’ “ammaccata” ma viva.

– “Vieni entra, ho sbagliato a mettere quella gonna ieri sera e Luca me l’ha fatto notare a suo modo”- abbassa gli occhi.

– ” Lo sai vero, che non dovresti permettergli di farti del male”-

– “Ma lui non mi fa del male, lui lo fa perché mi ama, ed io ho sbagliato, ne sono cosciente”. – Marta risponde ma non riesce a guardare Marco negli occhi.

Marco le prende il viso tra le mani e le solleva delicatamente il mento: – “Non sei tu Marta ad essere sbagliata e poi hai delle gambe meravigliose perché dovresti coprirle”…”sappiamo entrambi che non é un problema di gambe scoperte, ogni occasione é buona per Luca, l’altro giorno ti ha picchiato per delle cipolline, cavolo ti rendi conto, potevi finire al pronto soccorso per delle cipolline sott’olio.”- 

-“A proposito Marco, posso chiederti un favore? Le cipolline sono finite, dovrei uscire a comprarle ma non ho voglia di farmi vedere in giro così, puoi…” –

– “Certo vado io…vado subito ma, prima dimmi, tu hai bisogno di qualcosa? La mia proposta di accompagnarti a denunciare Luca é sempre valida, io posso testimoniare…”- cercando di essere persuasivo.

– ” Marco, Luca non ha colpe, sono io che ancora non ho imparato le cose che lo fanno innervosire” – Marta nasconde a stento un po’ di imbarazzo mentre lo dice.

– ” C’é modo e modo di innervosirsi Marta, ad esempio la storia che tu non voglia denunciarlo, tu che lo difendi, a me fa tanto arrabbiare, ma non per questo io mi sognerei di farti del male e credimi, ti voglio bene anche io”- le dice prendendole le mani e avvicinandosi a lei.

Marta lo allontana: “Adesso ti prego vai a prendere le cipolline, ne riparliamo dopo.”

Marco si chiude la porta alle spalle, Marta beve un ultimo sorso dalla tazza e inizia a riordinare in casa. Pensa a come Marco e Luca siano così diversi eppure, sono stati due feti che si sono divisi l’utero materno, dallo stesso utero hanno tratto lo stesso nutrimento, a volte si è ritrovata a pensare a quanto sarebbe perfetta la sua vita se Luca fosse come Marco.

Marco ritorna con il sacchetto del supermercato strapieno. -” Marta, vai a farti una doccia, metto a posto le cipolline e ti preparo il pranzo, ho preso un po’ di cose al supermercato, non preoccuparti di nulla, vai e rilassati.” – 

Marta sorride ed ubbidisce come una brava scolaretta all’ordine della maestra.

Mentre l’acqua le scorre sulla testa e prova a lavarsi via il dolore, la violenza, le ferite, Marta pensa che dovrebbe andare in cucina da Marco spegnere il fornello e dirgli di accompagnarla a denunciare il fratello, ma potrebbe mai chiedere a Marco di tradire così suo fratello? Si ritrova a fantasticare ad una nuova vita, con Marco al suo fianco, che gira per casa, nella sua routine, nel suo letto…si vergogna per il suo ultimo pensiero e in apnea sotto lo scroscio dell’acqua chiude gli occhi.

Marco vorrebbe aprire la porta del bagno spogliarsi velocemente e riempire Marta di dolci baci, vorrebbe portarla sul letto con lui e lasciarla addormentare tra le sue braccia. Non sa se ha iniziato ad amare Marta da quando ha scoperto che Luca le faceva violenza o la prima volta in cui se l’è trovata sotto casa e lei lo ha scambiato per Luca salutandolo con un bacio a stampo.

Il piatto fumante é sul tavolo apparecchiato con una rosa in un bicchiere, Marco é andato via, Marta si é rivestita in fretta e non ha asciugato i capelli, voleva dirgli grazie prima che andasse via. Prende la rosa, l’annusa, assaggia distrattamente un po’ di pasta, quella pasta sa di amore, improvvisamente ha chiaro cosa fare, sente che ha bisogno di qualcosa di diverso, non si sente poi più così sbagliata.

Si siede e mangia, la porta si apre: é Luca che rientra da lavoro, si avvicina a Marta le bacia distrattamente i capelli, neanche la guarda in viso, prende un piatto, il barattolo di cipolline sott’olio e lo scaraventa sulla parete davanti a Marta: – “Ti ho detto mille volte che le cipolline di questa marca non mi piacciono, ma cos’hai in testa al posto del cervello?” – segue il piatto che prima tocca la parete poi finisce in mille pezzi a poca distanza dai piedi di Marta.

– “Perché mi hai fatto questo Marco?” – dice tra sé Marta, si alza dalla sedia, Luca é andato al bagno gli sente dire cose poco carine, é paralizzata dalla paura ma apre la porta e scappa, corre, le lacrime agli occhi, la paura nelle gambe, la libertà tra le braccia…arriva in strada non sa dove andare, di fronte a lei Marco.

Sale in auto, si guardano, Marco sa dove portarla, Marta sa dove é giusto che vada. – “Perché mi hai fatto questo?”- dice Marta

– “Perché ti amo Marta” dice Marco prendendole la mano. 

Marta stringe forte quella mano, una lacrima le solca il viso mentre pensa: “come posso amare due persone così diverse?”.


[Questo post partecipa agli esercizi di scrittura del gruppo Aedi Digitali, con tema #differenza].

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