Non preoccuparti ti aspetteró

Cristina e Fausto stanno insieme da 8 anni, si sono conosciuti al liceo classico, i loro sguardi correvano sulle parole delle versioni di latino e greco e le loro dita si sfioravano nel passarsi le soluzioni ai compiti in classe.

Due facce della stessa medaglia, fatti per stare insieme, lei capelli lunghi, biondi e lisci, così biondi da non riuscire a non pensare ai campi di grano d’estate, lui capelli neri e ricci e pelle perennemente scurita dal sole, come quei resti  di brace di faló che ritrovi al mattino accanto al telo mare.

Cristina é sempre sorridente anche quando sta ore davanti allo specchio per nascondere i suoi fianchi pronunciati, così sfacciati da non corrispondere alla sua personalità, Fausto ha da poco messo gli occhiali e quel riccio che spesso finisce sulla lente gli dona personalità. 

Vivono insieme da poco a casa di Fausto, un monolocale un po’ “centro sociale” ricavato dall’enorme appartamento dei suoi, un modo per essere indipendente ma restare ben ancorato alla terra ferma. Cristina ci si trova bene, anche se vorrebbe che il monolocale gli appartenesse di più, ha portato un portafoto shabby, un cuore dalle venature grigie e una cassetta striata con dentro due piantine.

I suoi pochi oggetti spiccano nel caos accumulato da Fausto. Stamattina mentre lei lavava i denti e lui beveva il latte direttamente dal cartone, dalla finestra arrivavano le note di un pianoforte: sonata in re maggiore, Fausto ci si é fatto trasportare, Cristina si é fermata con lo spazzolino a mezz’aria a guardarlo, é stato allora che Fausto trasalendo le ha detto: – ” Stasera in trattoria?” -“Ok, ma prenota tu, oggi ho una giornata pienissima, arriverò direttamente da studio, ti chiedo scusa sin da adesso se ti toccherà aspettarmi un po’”- Cristina riprende a lavarsi i denti.

“Non preoccuparti ti aspetterò”. 

Cristina fa praticantato in uno studio di un avvocato molto in vista, é l’ultima arrivata e sgobba come un mulo, Fausto gira per strada con il suo Moleskine nero, prende appunti su tutto, persone che incontra, sensazioni, storie che vede svolgersi davanti ai suoi occhi, dice che gli serve per l’ispirazione, che lui questo primo romanzo ce l’ha tutto scritto in testa e meno su carta.

Dopo una giornata tra documenti e tribunali Cristina arriva sfinita all’appuntamento, chiede al gestore della trattoria se Fausto é già lí, allora pensa di raggiungerlo a casa, così magari fa in tempo a togliersi il tailleur e a posare la pesante borsa in cuoio. Dice un “a dopo” distratto all’uomo della trattoria, gira l’angolo e impiega più del solito a trovare le chiavi di casa, entra in ascensore e si guarda il viso allo specchio: teso, pallido, stanco.

Apre la porta di casa e la investe una musica, una sonata al pianoforte, Fausto sarà come al solito in doccia e neanche l’ha sentita entrare, l’iPod che diffonde la musica quello però non lo riconosce, cerca Fausto e mai come quella volta avrebbe voluto che la casa fosse stata un appartamento da mille stanze, arriva troppo in fretta il tonfo nel suo cuore, così forte che pensa si sia sentito anche fuori, e invece no.

Fausto é lí che si lascia cavalcare da un’amazzone mora, dalla schiena inarcata e dal sedere sodo. Vuole scappare ma resta lí pietrificata a guardare. La musica si interrompe per pochi secondi, Fausto la vede, disarciona l’amazzone e Cristina scappa lasciando la porta dell’ingresso spalancata, scappa e non sa dove va.

Se solo…

… la pianista mora non avesse trattenuto a letto Fausto. – “Scusa, adesso devi andare, ho un appuntamento in trattoria che non posso mancare”- sorride scuotendo la testa – “so che ti sembrerà strano ma stasera voglio chiedere a Cristina di sposarmi”- 

-” Serata importante allora, ma Cristina dovrà aspettare un pochino, voglio farlo un’ ultima volta”- le risponde lei mentre giocherella con i ricci di Fausto.

Fausto fa per opporsi:-” Ho materiale a sufficienza per il romanzo…”- ma non fa in tempo a terminare la frase che si ritrova nelle spire di quella giovane amazzone che sa come tenere a bada il suo puledro, i sensi si inebriano, le carni si mescolano, la musica copre perfino il suo senso di colpa, si perde, come un naufrago in mezzo al mare, annaspa, gode, sospira, trattiene il fiato, apre gli occhi e ritrova la sua zattera, ferma, immobile come se avesse visto un fantasma, a metà tra il corridoio e la camera da letto: Cristina.

Se solo… 

… la pianista fosse andata via, avrebbe sistemato le lenzuola, si sarebbe fatto una doccia e avrebbe indossato la camicia grigia che le ha regalato Cristina, avrebbe preso al volo la scatolina con l’anello e canticchiato per le scale sarebbe stato in ritardo é vero ma, si sarebbe fatto perdonare, avrebbe incontrato Cristina ferma davanti all’ascensore e l’avrebbe convinta con un bacio a non salire in casa a cambiarsi, tenendosi per mano sarebbero entrati in trattoria.

-“Buonasera, avete prenotato?”- avrebbe chiesto il gestore.

– “Si, Fausto x 2” 

[Questo post partecipa agli esercizi di scrittura del gruppo Aedi Digitali]

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