…e il grande buco

Il giorno in cui portai a casa la mia gatta, i miei genitori che cinque anni prima erano rimasti scottati dalla dipartita del nostro gattone, volevano opporsi perché: “quando morirà proveremo nuovamente tanto dolore”.

Quel dolore l’avevo, naturalmente, provato anch’io ma, ero pronta a rimettermi in gioco. Risposi loro che se eravamo fortunati come con il primo gatto (morto all’età di 16 anni) avremo vissuto altri anni bellissimi e al dolore ci avremmo pensato poi.

La morte del proprio gatto è un dolore immenso che solo chi ha un animale domestico può comprendere a pieno…”non è solo un gatto”…è uno di famiglia, ha condiviso molti anni della nostra vita.

Entrambe le volte siamo stati fortunati, i nostri mici sono morti di vecchiaia, ma accettare la morte è sempre difficile ma il tempo allevia il dolore e esalta i bei ricordi.

Ho spiegato ad Asia e a Cloe cosa è successo alla gatta, che ogni volta che andremo a trovare i nonni non ci sarà più Keii seduta sul divano ad aspettare il loro arrivo, ho cercato di rendere la cosa il più naturale possibile, anche le mie lacrime, perché se si sta male è giusto piangere.

Aiutarsi con un libro che parla di scomparse, di mancanze, di vuoti fisici e psicologici può aiutare, noi ancora una volta ci siamo rivolti al nostro libro preferito: Il buco di Anna Llenas mentre Keii percorre il ponte dell’arcobaleno.

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