Prigioniera di una bugia

Anna è distesa sul divano,
in una mano il telecomando mentre fa zapping senza neanche guardare lo schermo,
nell’altra mano un tè speziato che la riporta alla vacanza in Marocco.
Il cellulare sul tavolino bianco si illumina, un messaggio su whatsapp, posa il telecomando e inizia a leggere mentre la voce di Piero Angela annuncia il prossimo servizio.
Marco: Ciao amore, come va?
Anna: Bene, sono a casa e tu?
Marco: Ancora a lavoro che noia. Ti chiamo dopo, appena mi libero….

Driiiiiin
Anna: Ciao Marco
Marco: Amore sono distrutto ho solo voglia di vederti e mangiare qualcosa
Anna: ho la cervicale infiammata e la nausea, sono stata a letto tutto il giorno
Marco: mi dispiace amore riposati
Anna: Notte

Anna si chiude alle spalle la porta, scende in fretta le scale ignorando la presenza dell’ascensore sul piano, esce dal portone, attraversa la strada, gira a destra, percorre un tratto del parco pubblico, svolta a sinistra, aspetta al semaforo entra in un ristorante, siede da sola.

[Questo post partecipa agli esercizi di scrittura del gruppo Aedi Digitali con tema #bugia]

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