Come diventai monaca

Madre, padre e figlia si sono appena trasferiti in città. Il padre prende per mano la bambina e la porta a mangiare il gelato, una delizia mai provata prima. Fra tutti i gusti e colori, la bambina, emozionata, sceglie la fragola. Il gelato però è disgustoso. Il padre insiste, sempre più arrabbiato, ma alla fine lo assaggia anche lui: effettivamente, è avariato. I due tornano sul luogo del misfatto e, preso da un raptus, il padre uccide il gelataio affogandolo nel gelato alla fragola.
Dopo un periodo in ospedale a causa dell’intossicazione, la bambina comincia la scuola in ritardo rispetto ai compagni. Non sa leggere né scrivere e trova rifugio nella sua prodigiosa fantasia, popolata di radio che prendono vita, nane che fanno miracoli, dentiere rubate per il carnevale, cieli che si tingono di rosa. Mescolando il ricordo all’immaginazione crea mondi sensibili e delicati, poetici e meravigliosi.

Il romanzo di poco più di 100 pagine è un flusso di coscienza, parole che scorrono, a volte assurde, a volte sconclusionate, sicuramente così particolare il modo di raccontare che non lascerà indifferenti. Il protagonista parla di se stesso come se fosse una bambina, non è la realtà a fare la differenza ma a sottolineare la vulnerabilità.
Ho scelto questo romanzo dalla copertina e visto il titolo mi aspettavo le monache delle quali nemmeno l’ombra e già questo è un elemento molto interessante.

Ci eravamo trasferiti a Rosario. […] La grande città ci impressionò moltissimo. Mio padre non attese nemmeno un paio di giorni per mantenere una promessa che mi aveva fatto: portarmi a mangiare un gelato. Sarebbe stato il primo per me.

Tra tutti i gelati sceglie il gusto fragola.

A piedi raggiungemmo una gelateria. Lui ne chiese uno al pistacchio, crema americana e chinotto al whisky, e per me uno da dieci centesimi alla fragola. Il colore rosa mi affascinò. Ci sedemmo su una panchina sul marciapiede… Osservai come faceva papà, che in pochi secondi aveva finito la pallina di crema verde. Riempii il cucchiaino con la massima cautela e me lo portai alla bocca. Non appena le prime particelle mi si sciolsero sulla lingua mi sentii male dal disgusto. Non avevo mai assaggiato niente di così ripugnante.

Il protagonista prova a superare questa situazione assurda rifugiandosi nella fantasia. I confini tra realtà e fantasia si mescolano. È un romanzo non facile, una bella esperienza di scrittura.

 

 

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