L’amore macchiato

Risalivamo dal mare con ancora addosso l’adrenalina di un bagno a mezzanotte e la sensazione di essere ebbre di birra, canti al chiaro di luna, lingue di fuoco scoppiettanti.

Io e mia sorella ci strattonavamo canzonandoci, lei aveva dato il suo primo bacio, aveva baciato l’unico ragazzo della compagnia disposto a toglierle il giogo dal collo. L’indomani con i corpi assonnati non si sarebbero neanche sfiorati con lo sguardo, lei perché la giudicava una pessima esperienza, lui perché era solo un bacio come tanti strimpellando “Albachiara”.

Chiacchieravamo percorrendo la strada che da anni ogni giorno ci portava dalla spiaggia all’appartamento e viceversa, talmente su di giri, con grosse risate che sgorgavano in maniera sguaiata dalle nostre bocche.

Istintivamente passammo il ponte della ferrovia correndo e schermandoci le orecchie, sebbene non ci fosse il passaggio di nessuno treno locale…che con il suo incedere vecchio e sgraziato rendeva irrespirabile l’aria ad ogni suo passaggio.

Ci accorgemmo che il ponte era muto quando sentimmo parole concitate poco chiare e man mano che ci avvicinavamo il chiaro tirar su con il naso. Dietro la curva nella penombra c’erano due figure, una di spalle, con il volto quasi affondato nelle siepi di oleandro l’altra unita alla prima con una stretta al polso, udimmo un distinto “basta!” e questo ci fece rabbrividire entrambe.

In quel “basta!”rotto dalle lacrime, carico di rabbia e di sopraffazione c’era la fragilità di Laura, la sorella minore di Alessandro che avevamo appena lasciato con i pantaloni bianchi risvoltati e i piedi ben affondati nella sabbia a cantare i più grandi successi dei Duran Duran.

Sperando di sbagliarci superammo la coppia, fingendo una disattenzione che non avevamo, perché dentro il cuore ci stava già andando a in frantumi, in quel momento esatto Laura si voltò verso di noi, era proprio lei, una pioggia di riccioli scomposti che le cadevano sulla fronte, il volto solcato dalle lacrime. Mi sembrava volerci chiedere aiuto così mi feci forza e le dissi: “tutto bene?” ma mi resi subito conto che era stata la frase più sbagliata che potessi pronunciare.

Lei quasi piccata guardó me e mia sorella e rispose con tono brusco: “No!”. Con ancora le unghie del ragazzo conficcate nel polso.

La lasciammo in quella stessa posizione con nuove lacrime che silenziose scendevano, la scambiammo per arroganza eppure con dolore la lasciammo in mano alla violenza.

2 pensieri su “L’amore macchiato

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