Ma voi ci siete mai stati a San Gregorio Armeno?

A Napoli ci sono delle cose, delle tradizioni, dalle quali non si prescinde: la sfogliatella calda, il caffè pagato, festeggiare gli onomastici più dei compleanni, il sangue di San Gennaro, la tombola, ‘o bancolotto (il Lotto), Maradona e il presepe che batte l’albero di Natale.

Ogni famiglia conserva le sue di tradizioni, ad esempio, a casa mia non era domenica senza il ragù e senza lo “spasso” (‘o spassatiempo, ‘e ciociole: frutta secca) immancabili sulle tovaglie rosse delle tavole natalizie, così come non era Natale senza la visione di “Natale in Casa Cupiello”.

Non c’è membro della famiglia che non sia stato fin dalla più tenera età seduto davanti ad una commedia di De Filippo.
Natale in Casa Cupiello era famiglia, camino acceso, ‘o spassatiempo, ‘o presepete piace ‘o presepe?

Se non siete mai stati a Napoli non avete mai “visto” quanto il presepe sia importante e se siete stati a Napoli e non avete mai visto il regno dei presepi…bhé mi dispiace per voi.

Si avvicina il Natale e le stradine di San Gregorio Armeno si preparano a riempirsi di turisti. Il napoletano vero non li ama, li rispetta sia chiaro ma, il napoletano vero a San Gregorio Armeno ci abita e se non ci abita ci va da Febbraio a Novembre; quando può godersi la passeggiata e le soste curiose nelle botteghe artigiane.

Mia mamma, quando era piccola abitava a Via Figurari tra San Biagio dei Librai (l’arteria che taglia in due la città) e il Grande Archivio di Stato. Era lì che trascorreva le sue giornate a pochi passi da San Gregorio Armeno, dalla Cappella San Severo e il suo Cristo Velato ed è poco distante da lì che si trova l’università che mi ha laureato.

Quando ero piccola mi raccontava dei pastori di San Gregorio Armeno, io l’ascoltavo sempre rapita, anche se la storia la conoscevo già. A essere precisa, ogni volta il racconto si arricchiva di un personaggio nuovo: il pescatore, il pescivendolo, il quartetto che giocava a carte, l’acquaiola. Benino ncopp’ o presepe, ad esempio era tra i più citati da mio padre e tra quelli che mi sono rimasti più impressi perché non solo la suddetta statuetta aveva un nome improbabile ma dormiva beatamente.

Benino è un pastore che ha una sua collocazione ben precisa nel presepe napoletano, lontano e in alto rispetto la grotta della Natività. Mi sono sempre chiesta se fosse troppo stanco per assistere alla nascita del Bambinello o troppo giovane per lasciarsi coinvolgere dall’evento.
Pare che Benino dorma e sogni il presepe in cui dorme e poiché il presepe esiste in quanto presente nel sogno di Benino, svegliarlo lo farebbe sparire proprio come in un sogno. Quindi guai a svegliare Benino, che i napoletani si sa, sono superstiziosi e difatti nelle botteghe che fiancheggiano la via non possono mancare corni e cornetti portafortuna.

Il presepe napoletano non è un semplice presepe, è storia, cultura, simbologia, leggende, napoletanità e…arte.
La famiglia napoletana ogni anno compra uno… due…o tre statuette nuove per ampliare il proprio presepe, le sceglie con cura, se le volta e rivolta tra le mani, passando al setaccio espressione, capelli e resa degli abiti.

L’arte presepiale napoletana fonde perfettamente sacro e profano (con il benestare di San Gennaro che ogni anno ci mette la buona parola co ‘o Signore). Insieme alle statuette della Natività, ai Re Magi e agli abitanti del luogo impegnati nelle proprie mansioni si possono scorgere personaggi famosi.

Entrare a far parte dei presepi di San Gregorio Armeno è diventato un traguardo ambitissimo per i cosiddetti VIP, chi si distingue (in bene e in male) nella cronaca si guadagna una statuetta caricaturale magari proprio a fianco della Madonna.

Maradona, Cannavacciuolo, la Merkel, Belen e persino Obama si sono visti tra pecore e capre, tra gli sbuffi dell’asino e del bue che nonostante la modernizzazione devono ancora riscaldare alitando.

Davanti a questo mondo eterogeneo non si può che restare a bocca aperta e sebbene io per prima non ci riesca, bisognerebbe tornare ogni anno, per lasciarsi stupire dalla perfezione e dalla vivacità delle statuette sempre diverse.

 

 

 

 

 

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